Consapevole dell'alta dignità della professione forense, giuro di adempiere ai doveri ad essa inerenti e ai compiti che la legge mi affida con lealtà, onore e diligenza per i fini della giustizia.
Giuro che non perderò più tempo a fissare il pc in attesa che il Perfido sbuchi dal monitor a promettermi amore eterno. E credergli pure, capace, per tre lunghissimi minuti.
Giuro che sarò puntuale se mai davvero mi dovessi mettere a fare questo lavoro, che al momento la sola idea mi distrugge perché sa, Presidente, a me piace l'Università e qui proprio non mi ci trovo.
Giuro che cercherò di prendermi più sul serio, non indosserò la toga come se la stessi rubando a qualcuno, cercherò di considerarmi davvero un avvocato, di darmi un tono professionale e non una che, come disse mio cugino, Giovanna la verità sai qual è? No, Guido, qual è? Che io, fondamentalmente, di diritto, non ci ho mai capito un cazzo (miodio, avevo questa sensazione pure io, lui l'ha capito prima di me e ce l'ha tanto chiaro che può dirlo spudoratamente. Lui sì che è un uomo risolto).
Giuro che non mi farò spaventare dalla monografia e dai Proff. Non mi farò spaventare dai giudici e dai colleghi con la puzza sotto al naso, per non parlare delle colleghe supergriffate. Sarebbe però certo opportuno recarsi dal dermatologo per dare un occhio alla fu unghia micotica, una cosa è non sentire l'insopprimibile esigenza di avere anche le scarpe strafirmate, un'altra è trascurare la micosi tanto che a momenti cade l'alluce.
Giuro che continuerò a sentirmi inadeguata, ma non lo farò vedere all'esterno.
Giuro che non insulterò tra i denti o apertamente i miei colleghi che mi sembrano inesorabilmente tante teste di cazzo per giunta presuntuose e ignoranti.
Giuro che sorriderò.
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