giovedì 23 febbraio 2012

Non ne fanno più così

Io: "Scusi, Professore..."

Prof. di diritto civile, al cui cospetto ancora mi tremano le gambe, sto per farmi la pipì addosso e dire che mi sono laureata 8 anni fa, in qualche modo superai anche gli esami con lei e, da allora, lavoro con una Prof non esattamente tonta o "facile". 

C'è il problema che io il diritto civile proprio non lo capisco. Se lo capisco, capita talvolta, allora non me ne frega niente. E il corso che sto seguendo è un po' carente, proprio in questa materia. Quindi io, che sono furbissima, che penso? Di seguire di nuovo lei, che più di dieci anni fa ci aveva visto giusto e faceva quelle lezioni in maniera tale che veniva la curiosità di sapere come andava a finire. A parte lo spasso degli insulti ai giudici che non hanno la più pallida idea di cosa stiano scrivendo e i "questo non lo scrivete in un tema per magistratura, che tanto non vi capiscono". Apposto. E mi dimostrò che le crisi di panico esistono, dandomi così modo di sgamare quegli studenti che dicono di avercene una in mia presenza (tzè, pivellini).

Prof: "Sì, mi dica"

Io: "Forse la disturbo, magari preferisce che io venga al ricevimento?"

Prof: "No, non si preoccupi, mi dica, ma faccia presto"

Io: " Ecco, Prof, lei non si ricorderà di me, ho fatto esami tanti anni fa"

Prof: "Io invece penso proprio di ricordarmi di lei. Si chiama xxx, giusto?"

Ora, io dico. Non si ricorda di me per il mio esame fantasmagorico, anzi, feci scena muta. Né recuperai in maniera particolarmente brillante. Si ricorda di me per una serie di coincidenze e perché non è un uomo normale, dall'intelligenza normale. 

Però, per qualche motivo, questa cosa mi ha emozionato.


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