"Sì, dottore, lo so che dormo troppo"
"Eh. E non va bene, Giovanna. Lei può dare la colpa al Parlamento, al Governo, alla mia generazione e a quella che mi ha preceduto, alla disoccupazione eccetera. Ma lei dorme, troppo. E non ha diritto, una che dorme così, anche se triste, di dire che lavoro non ce n'è. Cambi mentalità. No, no, no, no. Dice sempre no. Si alzi la mattina, intanto. E poi cambi approccio".
Minchia, non so cosa sia più difficile, però torto torto non ne ha.
Alzandomi presto la mattina studierei il doppio. E se questo tentativo è velleitario, alzandomi intanto lo diventerebbe di meno e poi accumulerei preparazione per il prossimo concorso, oltre al fatto che quando mi restituiscono la beneamata monografia dovrei correggerla in tempi rapidi e non posso permettermi di fare solo una cosa, con la disoccupazione - appunto - che c'è in giro.
Secondo "problema".
Ho visto i fuochi da sola. Gli altri due anni (due, non dieci, eh) qui c'era il Perfido, per un motivo o per un altro, i fuochi se li vedeva comodamente da casa mia, mica nella bolgia. Anche se la battuta dell'Amica Storica dell'altra volta mi ha messo di buon umore "Miodio, io lo so che finirò a farvi da testimone. Sì, sì, testimonio, testimonio. Poi ti difendo nella causa di divorzio, però, ma intanto testimonio", oggi non ho potuto non pensarci (tzè, come se avessi bisogno di un episodio, per pensarci). Forse ci ha pensato pure lui. Io direi di ripensare anche all'indomani, quando mi mollò a casa per tutta la sera perché preferì uscire con la collega triste, vedere con lei il film che avrei voluto vedere io, vedere la Vara che avrei voluto vedere io e, toh, ricordarsi della mia esistenza solo all'una di notte passata.
Mettiamola così. Non ha funzionato.
Adesso mi piglia ogni tanto il dubbio che sia stata colpa mia, che lo abbia sovraccaricato troppo, che sia stata troppo pesante. Poi penso alla volta che gli ho chiesto se potevamo stare insieme via mail e lui ha risposto di no. O a quella volta dopo essere stati a letto insieme e ha detto no. O a quando tornato da Roma gli ho chiesto se era innamorato di me e lui ha risposto "non lo so", dopo diversi lunghi minuti di silenzio.
E quindi, Giovanna, non è colpa di nessuno. E' colpa della cosa in sé, che non ha funzionato. Terza persona singolare. Con l'ex dolcissimo, innamoratissimo, bravo in cucina e con i bambini, la cosa funzionava più che bene, ma poi è finito l'amore. Ed eventualmente è su quella storia che c'è da schiantarsi la testa muri muri, perché qui con il Perfido amore non ce n'è mai stato, quindi non può finire una cosa che manco è iniziata, se non unilateralmente. Con l'ex perfetto l'amore c'era da ambo i lati, cosa poi sia accaduto non è dato sapere, ma è passato troppo tempo, lui è felicemente fidanzato con un'altra e quando vedo le loro foto su fb sono contenta per lui che se la merita, e contenta per me, perché la sua aria innamorata da pesce lesso mi dà sui nervi (atteggiamento che conferma che, anche con l'ex perfetto, ho fatto la scelta giusta). Con l'ex emigrato a Londra funzionava così così, poi lui ti mollò e te ne sei fatta una ragione.
Quelli di prima o dopo non me li ricordo e manco contano tanto, principalmente c'è gente che ho brutalizzato o con cui mi sarei dovuta soltanto divertire, ma io che ho un po' di gusto per il melodramma, finivo per piagnucolare.
Il futuro mi spaventa. Eh. E che ci possiamo fare. Stando a letto, però, non cambia molto.
Alla fine, anche l'operaio dirimpettaio oggi ha fatto filosofia. "Scusa, tu e Marco vi alzate alle 4.30 del mattino del 4 febbraio per andare a fare pesca subacquea??? Ma siete malati" "E' che quando c'è una passione, Giovanna, non lo senti il sacrificio" "Ma siete solo voi due?" "No, siamo in tre, io, la mia disperazione e Marco" "Ah, ecco".
Devo appassionarmi al diritto civile.
(Ah ah, lo so cosa stai per dire, ma stavolta sei fregata).
O alla prospettiva del lavoro da magistrato.