sabato 12 febbraio 2011

Non appelliamoci sempre all'inconscio

Dice il mio psicologo. 

Epperò, dottore, qui c'è da scriverci un trattato.

Il Perfido mi ha regalato un libro, Anime alla deriva, il titolo già tutto un programma, leggilo è bellissimo, ricordo che è cattivissimo, leggilo leggilo. Mh, ok. Te lo regalo. 

E' bello, avvincente, ben scritto, niente da dire. Strano non ne abbiano tratto un film. Non è cattivissimo però, è allucinante. La voce narrante è uno dei quattro protagonisti che, a 70 anni suonati, si rende conto di aver perso l'amore della vita, totalmente manipolato da un'altra donna, quella che è stata sua moglie per 45 anni. Protagonista che a 20 anni scopre che il suo migliore amico è innamorato di lui e, anche lì, finisce in tragedia.

Non so chi dei quattro mi faccia più pena, schifo o compassione, chi dei quattro debba essere odiato di più. Però tutti mi fanno paura. 

Il punto è: il Perfido, quando legge, si rende conto di cosa legge, o no? Mi pare di no. Non rivede alcune sue caratteristiche nei libri che legge o nei film che vede? No. Io sono in una fase di Perfido-centrismo, ma quando leggo libri o vedo film, mi chiedo se c'è qualcosa di me, se in qualche modo parlano di me. Talvolta mi riconosco, talvolta no. E cerco di capire, di imparare, di criticarmi, poi magari sbaglio o non capisco o mi impigrisco. Ma intanto me lo chiedo. Lui, beato lui, no. 

Io spero davvero che non debba mai rendersi conto, non solo di ciò che ha perso, di cosa ha buttato alle ortiche. Ma anche di come è combinato lui.  

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