lunedì 14 febbraio 2011

Non c'è proprio niente da prendere

Prof scrive (21.34):

quindi scopi a titolo di ottima amica?

Decisa? scrive (21.34):

no

Prof scrive (21.34):

non ti riconosco in questo ruolo....

Decisa? scrive (21.35):

lui dice che mi sta istruendo per fare l'ottima amica

ma quando gli dico che non sono un'ottima amica

che non faccio con *** che è amico quello che faccio con lui

lui dice che lo sa

Prof scrive (21.35):

e tu quando senti ste cose poi hai pure voglia di risentirlo?

Decisa? scrive (21.35):

sto male

Prof scrive (21.35):

e ci credo....davvero ...parla con tipo perche qui la cosa si fa seria

sabato 12 febbraio 2011

Un'ottima tecnica...

...la si può imparare, e va esercitata, ma per suonare davvero - come per vivere davvero, immagino - ci vuole il sentimento. E quello non ce l'avevo più.

Non appelliamoci sempre all'inconscio

Dice il mio psicologo. 

Epperò, dottore, qui c'è da scriverci un trattato.

Il Perfido mi ha regalato un libro, Anime alla deriva, il titolo già tutto un programma, leggilo è bellissimo, ricordo che è cattivissimo, leggilo leggilo. Mh, ok. Te lo regalo. 

E' bello, avvincente, ben scritto, niente da dire. Strano non ne abbiano tratto un film. Non è cattivissimo però, è allucinante. La voce narrante è uno dei quattro protagonisti che, a 70 anni suonati, si rende conto di aver perso l'amore della vita, totalmente manipolato da un'altra donna, quella che è stata sua moglie per 45 anni. Protagonista che a 20 anni scopre che il suo migliore amico è innamorato di lui e, anche lì, finisce in tragedia.

Non so chi dei quattro mi faccia più pena, schifo o compassione, chi dei quattro debba essere odiato di più. Però tutti mi fanno paura. 

Il punto è: il Perfido, quando legge, si rende conto di cosa legge, o no? Mi pare di no. Non rivede alcune sue caratteristiche nei libri che legge o nei film che vede? No. Io sono in una fase di Perfido-centrismo, ma quando leggo libri o vedo film, mi chiedo se c'è qualcosa di me, se in qualche modo parlano di me. Talvolta mi riconosco, talvolta no. E cerco di capire, di imparare, di criticarmi, poi magari sbaglio o non capisco o mi impigrisco. Ma intanto me lo chiedo. Lui, beato lui, no. 

Io spero davvero che non debba mai rendersi conto, non solo di ciò che ha perso, di cosa ha buttato alle ortiche. Ma anche di come è combinato lui.  

mercoledì 9 febbraio 2011

Anche no

Facciamoci del male. Tra uno Jean Monnet e un impact da inventarci, andiamo su Facebook a rileggere tutti i messaggi che ci siamo mandati in posta privata, quelli con il sole alto nel cielo e l'estate fuori dalla finestra, il mare, il mal di pancia in attesa che arrivasse la risposta, i sorrisi e le belle speranze. I messaggi di una vita fa, prima dello psicologo, delle vomitate notturne, dei pianti, dei chili persi e ripresi, del più no che sì, del non lo so, dell'ipersonnia. 

"Si è verificato un errore durante il recupero dei dati. Riprova più tardi".

No. Non riprovo più tardi. Di certo, si è verificato un errore, anche più di uno.

lunedì 7 febbraio 2011

Fuck off

Men in their forties are like the New York Times Sunday crossword puzzle: tricky, complicated, and you're never really sure you got the right answer

Non è il posto giusto per te

Peggio per lui. Ho cercato di aiutarlo, di trascinarlo fuori e farlo venire nella mia isola. Dove la sua felicità sarebbe stata, lo era, una mia priorità.

Adesso la mia priorità sono io.

Io e la monografia.

Non ci sono più scuse. Rendiamo la vita difficile al competitor. Vincerà lui, ma che non sia troppo in discesa.

sabato 5 febbraio 2011

E' quello che avresti comunque

Lui ha deciso di trascorrere le feste fuori, oltre oceano.

Lui ha deciso che ieri la priorità era la Collega Triste.

Non è una cattiva persona, è solo che non è innamorato.

E' inutile continuare con questa cosa che non ha senso. Poteva averlo finché anche io stavo bene. Ma in questa settimana, abbiamo registrato delle brutte scivolate. Lui è fatto così, non puoi chiedergli di essere diverso o di innamorarsi di te o di avere voglia di sentirti prima che faccia buio pesto. Se la voglia non gli viene, non puoi fargliene una colpa, non puoi proprio. 

Quindi basta. Lo dicevi anche della Fissazione precedente "non troverò mai nessuno con quest'intesa" e poi è arrivato il Perfido, con cui l'intesa è perfino superiore, purtroppo, infatti stiamo ancora qui a sbatterci la testa muri muri. 

Però guardiamo in faccia la realtà. Io non voglio ridurmi come lui o le sue amiche, che si aggirano smarrite nei locali a 40 anni vestite da collegiali deficienti per prendere in giro se stesse e gli altri, con la terra che trema loro sotto i piedi. Io non so se avrò mai un marito o dei figli. Ma se continuo così, non avrò mai nemmeno una storia d'amore. Un uomo che voglia farmi stare bene. Non ce l'ho nemmeno adesso e, continuando a uscire con lui, non lo avrò mai. 

Ho sempre preferito le cose chiare, anche quando mi è costato fatica in passato, anche quando poteva tornarmi comodo restare com'ero. Il Fidanzato perfetto avrebbe continuato con te per tutta la vita e tu potevi continuargli a piantare corna per chissà quanto altro tempo. Lo hai lasciato. Le situazioni ambigue non ti sono mai piaciute.

Tu un uomo NON CE L'HAI. Tu non stai con lui, è illusorio quello che hai adesso. Non porterà da nessuna parte. Certo, qualche bel viaggio (forse), qualche altra scopata buona (forse), ma è sufficiente? E' questo ciò che vuoi dalla vita? E' il massimo a cui puoi aspirare? Io penso di no. 

Io voglio un uomo che mi abbracci spesso e che mi dica che mi ama. Voglio che mi venga voglia di avere dei bambini intorno e che venga pure a lui. Voglio le cene con gli amici e mia madre che distribuisce Martini come fosse Ferrarelle. Non voglio qualcuno che metta prima di me la Collega Triste. 

Quindi resisti. Oggi farà un po' strano non averlo intorno, ma tra sei mesi o un anno sarà stata la scelta migliore. Sii lungimirante. E' l'unica scelta che puoi fare per non perdere te stessa. Lui ha paura, tu non hai motivo di averne. Anche perché non averlo intorno è solo più onesto. E' quello che avresti comunque, anche continuando a uscire con lui.

venerdì 4 febbraio 2011

Sarò io, evidentemente

"Stasera quindi sei con i colleghi" 
"No, siamo rimasti solo io e la Triste dell'Ufficio, quindi ho un tête-à-tête con lei"
"Ah, ottimo, fate i fidanzatini"
"No, dai, non dirmi che sei gelosa della Triste, non è proprio possibile. Non solo è bruttina, è proprio Triste, la conosci"
"No, figurati, del resto, perché dovrei. Tu sei un uomo, lei una donna, teoricamente entrambi eterosessuali, perché dovrei?"
"Ma smettila. E poi noi ci siamo visti ieri sera, l'altro ieri, il giorno prima eccetera e non puoi dire che ci vediamo poco eccetera e io con le altre non ho certo il rapporto che ho con te eccetera e infatti dici "ci mancherebbe altro" e domattina cosa fai".

Ok, è vero, lo vedo spesso. E quando lo vedo sto bene. Ma per il resto, stiamo riprendendo la china di maggio. 

Poi, boh, sarò morbosa o invadente o invasiva o rompicoglioni. O tutto insieme. O solo innamorata. Ma io vorrei stare con lui, il più possibile. Lui no. La risposta la conosco. E non dovrei stare lì a macinarmi il cervello sul perché, per come, l'infanzia difficile eccheppalle non sei cresciuto in orfanotrofio.

Dovrei fare come dice il mio Prof. Uscire, scoparmene uno qualunque (quasi), registrare la scopata e fargliela sentire e/o vedere. E poi mandarlo definitivamente a quel paese.

Cosa che purtroppo io non ho il fegato di fare, capace stasera mi resto a casa a scrivere la monografia, ossia tre righe, di 'sto passo la finirò nel 2020, altro che fine del mondo del 2012. Mentre lui è in giro con la Triste dell'Ufficio. Preferisce uscire con la Triste piuttosto che con me. Minchia, come sono caduta in basso.

Quando avevo 20 anni, forse sbagliavo. Ma in una situazione tipo questa, le alternative sarebbero state diverse, tutte ben più divertenti della monografia.

1. Uscire con uno nuovo e baciarlo/se già abbastanza in confidenza scoparmelo. Senza poi farlo sapere che sono sempre stata per il minor dolore. Ma vuoi mettere una come si sente meglio l'indomani?

2. Perlustrare la città con l'Amica Cazzona fino a trovare il tale e fargli una piazzata che a Napoli impallidivano. Altro che vajassa in Parlamento. 

3. Perlustrare la città con l'Amica Cazzona e trovare il mezzo di trasporto del tale. Indi, infilare chewing gum masticati nelle serrature delle portiere. Tanto per cominciare (fatto per davvero in passato, eh, mica scherzo).

4. La "meno" dannifica, uscire con le amiche e ubriacarmi. Andare in discoteca con mio cugino e ubriacarmi. Recuperare un qualunque vecchio amico dalla rubrica, uscire e ubriacarmi. Insomma, ci siamo capiti.

Cos'è accaduto dai 20 anni ad adesso? Com'è che mi trovo così triste, impaurita, senza dignità e senza coraggio? E' l'educazione, il lavoro, il controllo sociale ad aver provocato tutto questo? Lavorare all'Università mi ha addomesticato ad ingoiare rospi e sopportare la precarietà al punto da applicare questi schemi anche alla  vita privata? O sono le pressioni della famiglia e più o meno della società perché io debba avere un uomo, uno qualunque, anche una cagata come questa, per sentirmi a posto? A chi posso dare la colpa di questa mia deprimente deriva?  

Oggi dicevo alla Piccola del Gruppo "senti, io penso che se ci riuscissimo sarebbe una gran cosa. Spostiamo l'asse dall'uomo che ci fa soffrire su di noi, sulla monografia, sul lavoro, sulla piscina, su una qualunque cosa. Ma su di noi sarebbe l'ideale. Io mi trovo parecchio più simpatica del Perfido, eppure penso molto più a lui che a me". 

E' che se pensassi più a me, non vorrei vederlo manco dipinto. Manco da lontano. E manco inginocchiato con una pietra di valore in mano. 

Non capisco proprio perché io mi stia buttando via così. Lucidamente so tutto e sono convinta delle cose che so, le penso davvero, non le dico alle amiche per posa. O allo psicologo, che ogni volta assume uno sguardo più torvo e incuriosito. 

Conosco il mio valore. Ho saputo costruire, talvolta distruggere e poi ricostruire dei rapporti di amicizia da suscitare invidia. Ho saputo conquistare la fiducia di due professori universitari, che mi scrivono tesoro nelle email. L'unica persona con cui non riesco a costruire niente è l'uomo di cui sono innamorata. Ma se non lo è lui, che cosa cazzo insisto ancora??? Non lo so. 

Io so però che anche se sono con le lacrime agli occhi, va bene. Perché se continua così, io non reggo più, e tra poco ci diamo un taglio.

Quindi, complessivamente, c'è da festeggiare. 




Che ti costa?

Evvai. Se continua così, non reggerò a lungo. E mollarsi dopo la serata straziante, no, non ce l'avrei fatta. Ma se continua così, in questo modo, sì che ci riesco, eccome. 

Non è che io voglia sentirlo per forza prima di una certa ora. E' che a me viene voglia. Cosa che a lui non accade, evidentemente. Niente di male, solo come posso insistere? Quanto profondo può essere il pozzo? 

martedì 1 febbraio 2011

Testa di minchia

E' evidentemente ciò che sono. Mio malgrado. Non è possibile che di nuovo ci sia cascata, eppure è così. Di nuovo con un umore del cazzo, di nuovo ad aspettare una chiamata che non arriva mai.

"Guardi, l'anomalia qui è questa. Lei ha buone capacità di autovalutazione, è conscia del suo valore. Solo che poi non assume le condotte conseguenti". Tradotto in parole povere: lo sai che ti meriti di meglio, non si capisce perché siamo ancora qui a discuterne, mandalo a cagare e non se ne parli più.

Non è che non voglia scrivere il paragrafo (a onor del vero anche, questa monografia proprio non mi convince, la revisione poi è attività che scambierei volentieri con un giretto all'inferno), non è solo il ciclo mestruale incombente.

Se continua così, vedrà che ricomincio a non stare bene. E prenderà per la quindicesima volta la solita decisione. Se sono arrivata a considerarla una buona cosa, devo essere proprio messa male.

Insomma, purché ce ne liberiamo.